Protestare significa fare piccole rivoluzioni

Protestare significa fare piccole rivoluzioni

Piccola premessa. Il titolo riprende un poster che abbiamo sulle pareti nel nostro laboratorio. Leggi fino alla fine.

Nel mondo dell'arte c’è una parola che viene usata spesso: ispirazione.
Una parola bellissima. Nobile. Quasi poetica.

Quando inizi a vedere in giro workshop identici ai nostri — stessi format, stessi nomi, stesse grafiche, stesso calendario, stessi materiali informativi sui tavoli — capisci che non è più ispirazione.

Non è nemmeno un caso fortunato di allineamento cosmico.
È qualcuno che ha deciso che copiare è più veloce che costruire.

E quando questo qualcuno sceglie anche di vendere attività artistiche e di intrattenimento usando la forma di un’associazione no profit perché, diciamolo, “pagare le tasse è sopravvalutato”, allora protestare diventa necessario.

Dietro ogni workshop

Ogni workshop che vedi da FaccioCose non nasce in mezz’ora davanti a Canva.

C’è dietro: progettazione, test (che spesso falliscono), ricerca di materiali, scelta del marchio dei materiali migliore, prove buttate, prove rifatte, ore di lavoro non fatturabili, errori, aggiustamenti, cambi di rotta.

E poi ci sono i conti. Tanti conti.

IVA, commissioni di pagamento, INPS, INAIL, Camera di Commercio, IRES, IRAP, commercialista.

Ora, parliamo delle associazioni

Qui saremo brevi: le associazioni queste cose non le pagano.

E non c’è niente di male.

Le associazioni nascono per creare vita associativa, cultura condivisa, attività per i soci.

Non per vendere cose in modo continuativo.

Non per fare pubblicità commerciale strutturata.

Non per replicare modelli aziendali già esistenti.

Non per competere sui prezzi senza averne i costi.

Quando però un’associazione fa esattamente questo, allora non sta facendo nulla di sociale, culturale.

Sta facendo concorrenza sleale travestita da buona intenzione.

E sì, dà fastidio.

La confusione non è un effetto collaterale. È il problema.

Quando tutto sembra uguale e i clienti iniziano a chiedere: 

“Ma quel laboratorio è un vostro affiliato?”

vuol dire che il limite è stato superato.

Come capire a chi stai dando i tuoi soldi

(Mini guida di sopravvivenza)

Non serve essere esperti di diritto. Basta farsi qualche domanda:

È chiaro se chi organizza è un’azienda o un’associazione? (Le associazioni, per legge, dovrebbero dichiararlo sempre.)

Esiste una vera vita associativa?

Ti viene chiesto di pagare una tessera annuale?

Se sì, ci sono attività continuative gratuite e riservate ai soci?

Dare valore ai tuoi soldi è un atto politico.
Sì, anche quando decidi dove fare un workshop creativo il sabato pomeriggio.

E noi, cosa facciamo?

Innanzitutto, scegliamo di segnalare la cosa alle autorità competenti, mettendoci la firma (niente segnalazione anonime).

Poi, lavoriamo di più.

Proteggiamo le nostre idee con nuove strategie (e tramite avvocato, of course).

Cambiamo le regole, proprio quelle che abbiamo creato noi stessi.

E ogni tanto protestiamo. Perché, come dice quel poster appeso in laboratorio:

"protestare significa fare piccole rivoluzioni".

Poster Protestare significa fare piccole rivoluzioni
Laboratorio Zanzara – progetto culturale e artistico di integrazione per persone con disagio mentale - Associazione No Profit – Torino

 

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